Scadenze fiscali aprile e partita Iva: occhio ai controlli del Fisco

Pubblicato il 6 Aprile 2021 alle 12:08 Autore: Claudio Garau
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Scadenze fiscali aprile e partita Iva: occhio ai controlli del Fisco

Il mese di aprile è importante sotto vari aspetti, dal punto di vista fiscale, anche per i titolari di partita Iva: ne abbiamo parlato, qualche giorno fa, con riferimento alla fatturazione differita del mese precedente. In verità nelle prossime settimane, i contribuenti non dovranno fare i conti soltanto con i doveri propriamente di natura fiscale e con le scadenze fiscali aprile, ma anche con eventuali incongruenze legate alla concessione dei ristori alle partite Iva, su cui il Fisco vigilerà.

Infatti, proprio in questo periodo l’Agenzia delle Entrate sta svolgendo dei controlli sulle richieste inoltrate e correlate ai ristori di cui al Dl Sostegni. In arrivo possibili sanzioni in ipotesi di accertamento di indebiti e cifre illegittimamente incassate. Vediamo dunque, più da vicino, a che cosa è preferibile fare attenzione.

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Scadenze fiscali aprile, partita Iva e contributi a fondo perduto: il contesto di riferimento

A partire dal 30 marzo è possibile fare domanda per ottenere i contributi a fondo perduto, a favore delle partite Iva. La richiesta è inviabile attraverso l’area riservata Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un beneficio che peserà non poco a livello di stanziamenti da parte dello Stato, ma è pur vero che – secondo tutti gli osservatori – esso costituisce una misura necessaria per dare un concreto aiuto economico a molti imprenditori e professionisti gravemente colpiti dalla crisi, con un crollo dei profitti e degli affari. Anzi, può dirsi che la platea dei soggetti che possono fare domanda per il beneficio è assai ampia e include coloro che svolgono attività d’impresa, di arte o professione o di reddito agrario. Come si può ben notare, dunque, in questo periodo non rilevano soltanto le scadenze fiscali aprile: gli occhi di tanti titolari di partita Iva sono ora puntati anche e soprattutto su questi nuovi ristori, varati dal Governo Draghi.

Attenzione però: infatti, per poter ottenere concretamente il denaro, il richiedente deve poter comprovare di avere un monte ricavi o compensi 2019 non al di sopra dei 10 milioni di euro e una perdita media di fatturato non al di sotto del 30%. “Perdita media” significa che, per accertare se c’è davvero il diritto al contributo, occorre operare un confronto tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 con la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno precedente. Per maggiori dettagli, rinviamo comunque ad uno nostro specifico articolo sul tema.

Come dicevamo all’inizio, non sono affatto escluse possibili sanzioni, laddove dai controlli del Fisco, emergano incongruenze. Anzi potrebbe essere piuttosto facile cadere in errore nel calcolo dei contributi. Infatti, le istruzioni da tener presente per individuare il fatturato citato sono assai dettagliate e possono essere comprese con compiutezza soltanto da esperti in campo fiscale. Ecco perchè anche un banale errore potrebbe costare caro, comportando da un lato, la restituzione di tutto il contributo versato; dall’altro il pagamento delle sanzioni che oscillano dal 100% al 200% della cifra indebitamente ottenuta.

Scadenze fiscali aprile e non solo: possibili controlli del Fisco sui contributi alle partite Iva

Come esposto finora, in questo periodo non rilevano dunque le mere scadenze fiscali aprile: tutti i possessori di partita Iva faranno bene a prestare attenzione a tutte le regole pratiche inerenti l’individuazione dei requisiti per ottenere, di fatto, i contributi a fondo perduto.

Sul piano delle verifiche sulla legittimità di quanto incassato, va rimarcato che se da una parte il decreto Sostegni ha certamente allargato la platea dei destinatari del contributo in oggetto; dall’altro ha sostanzialmente lasciato invariato il meccanismo dei controlli e delle sanzioni. Detti controlli sono sia preventivi, che successivi. I primi, in particolare, sono svolti dall’Agenzia delle Entrate, a seguito della trasmissione della domanda per i contributi e la sua presa in carico.

Per quanto riguardala seconda tipologia di controlli, il riferimento da farsi è al decreto Rilancio, circa i controlli antimafia e il protocollo d’intesa siglato dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza nel 2020. Come detto poco sopra, tutti i richiedenti debbono fare molta attenzione a che cosa dichiarano, giacchè le conseguenze possono essere molto gravose: il rischio è una sanzione fino al 200% del contributo indebitamente versato. Ma anche a ciò si somma la possibile reclusione da 6 mesi a 3 anni. Pertanto, l’Amministrazione finanziaria ha tutti i poteri di verifica dei presupposti per l’ottenimento, già prima dell’assegnazione del contributo, che si concretizza con accredito sull’Iban.

Il contribuente può sanare l’irregolarità: entro quando?

Tuttavia, al contribuente è permesso di rimediare, nel caso l’irregolarità dipenda da qualche svista o imprecisione nella fase di compilazione dalla domanda. Per questa via, può dunque evitare di subire sanzioni. Come? Attraverso la trasmissione di una istanza sostitutiva, a seguito della prima istanza erronea. Ma attenzione al fattore tempo: infatti, detta possibilità è permessa soltanto fino al momento dell’assegnazione del contributo, il cui esito è segnalato nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi “Contributo a fondo perduto – Consultazione esito”. Perciò, dopo tale momento, non è più possibile fare avere un’istanza sostitutiva.

Controlli formali e controlli approfonditi: differenza

I controlli preventivi che l’Amministrazione finanziaria compie sulle istanze presentate si svolgono, come detto, in due momenti e sono di due tipologie: controlli formali e controlli approfonditi. Con la prima serie di controlli, abbiamo verifiche relative ad alcuni dati che compaiono nella domanda. Tra essi, ad esempio, la sussistenza del codice fiscale di colui che fa domanda, della partita Iva attiva, la presenza di tutti i campi obbligatori ecc.

I controlli approfonditi – come dice la parola stessa – sono più dettagliati e si svolgono in seconda battuta. Sono ad esempio la verifica che il codice fiscale del soggetto richiedente sia esattamente l’intestatario o cointestatario dell’Iban indicato nella domanda, oppure il controllo di coerenza di specifici dati e informazioni.

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Le conseguenze sanzionatorie di ambito penale: ecco quali sono

Come si può ben notare, i titolari di partita Iva – in questo periodo – non dovranno fare attenzione soltanto alle tipiche scadenze fiscali aprile, ma anche e soprattutto dovranno stare attenti alla fase di compilazione della domanda peri contributi a fondo perduto.

Ferma restando la possibilità del ravvedimento operoso, nel caso le violazioni in oggetto non siano ancora state contestate dal Fisco, e grazie al quale è possibile versare una sanzione ridotta, il rischi connessi ad una indebita percezione dei contributi sono del tutto evidenti.

Infatti, oltre al recupero del contributo e la sanzione dal 100% al 200% del contributo non spettante, senza applicazione della definizione agevolata, ci sono anche le conseguenze di ambito penale.

In ipotesi di ottenimento del contributo in modo ingiustificato è prevista altresì l’applicazione della sanzione penale di cui all’art. 316-ter del c.p. . Il rischio assai concreto è dunque quello di subire la reclusione da 6 mesi a 3 anni (sempre che il fatto non costituisca il più grave reato di truffa aggravata a danno dello Stato di cui all’art. 640-bis dello stesso c.p.). Detta disposizione scatta nei confronti di qualsiasi soggetto che, attraverso l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegua indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dall’UE.

Concludendo, ricordiamo però che se la somma illegittimamente intascata corrisponde a euro 3.999,96 o è al di sotto di questo valore, scatta la mera sanzione amministrativa – comunque non esigua: si tratta del pagamento di una somma oscillante tra un minimo di  5.164 ed un massimo di euro 25.822.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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