Diplomazia iraniana al bivio: riserve dell’occidente e ostilità dei ribelli

Pubblicato il 22 Settembre 2013 alle 14:04 Autore: Ilenia Buioni
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Diplomazia iraniana al bivio: riserve dell’occidente e ostilità dei ribelli

Gli ampi spazi di manovra della Russia

È sull’East River Coast di New York che si è da poco aperta la sessantottesima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: i Presidenti e Capi di Governo di 193 Stati membri hanno dato l’avvio ad una prima settimana di incontri, cui faranno seguito proposte ed iniziative su oltre centocinquanta questioni di scottante attualità. Le tematiche sono le più eterogenee, spaziando dai diritti delle persone disabili, al dialogo sulle immigrazioni internazionali, allo sviluppo, per passare attraverso le politiche del disarmo. Tuttavia, il macigno che rotola fatalmente ai piedi di un’ossidata diplomazia internazionale è ancora la crisi siriana. Gli scontri che contrappongono i lealisti alla costellazione degli insorti hanno causato in due anni e mezzo la morte di oltre centomila persone, cui si aggiungono all’incirca due milioni di rifugiati. Poi l’impiego di armi chimiche su vasta scala e l’impeto interventista dell’Occidente sono stati il riflesso primario e secondario di una guerra civile che dal 2011 consuma il paese mediorientale.

cremlino

Nell’ultimo mese, la Casa Bianca ha sollecitato l’appoggio europeo per un’operazione militare in Siria; il Cremlino ha invece stigmatizzato una potenziale soluzione bellica, anche a fronte della commissione di crimini contro l’umanità. Quelle appena trascorse sono state settimane di sospensione, incertezza, di pezzi di verità non assolute, ma tuttora in attesa di conferma.

Stando alle dichiarazioni del vice Ministro degli Esteri russo S. Ryabkov, Damasco avrebbe consegnato alla delegazione del Cremlino alcune prove che dovrebbero dimostrare che frange dei ribelli estremisti avrebbero accesso alle armi chimiche e che le avrebbero utilizzate nel conflitto. Una politica dunque ispirata alla moderazione fino a che non si avranno prove concrete su chi abbia inferto l’attacco chimico del 21 Agosto scorso.

In fondo, potrebbe leggersi come un incentivo per l’elaborazione di una nuova roadmap per l’equilibrio dei poteri a livello mondiale.

Il debutto tra i signori della diplomazia

Il Segretario di Stato Usa, J. Kerry invita il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare nei prossimi giorni una risoluzione che costringa la Siria a rispettare il piano per smantellare il suo arsenale chimico. I cinque membri permanenti si devono preparare ad agire la prossima settimana, ed è indispensabile che la comunità internazionale parli forte e chiaro: questa la sintesi del discorso tenuto dal Segretario di Stato.

È certo che per Damasco è giunto il momento di effettuare dei fondamentali passi in avanti per rendere inaccessibili e smaltire tutte le armi chimiche presenti sul suolo siriano: la presa in consegna internazionale dell’arsenale chimico a disposizione dell’esercito del regime è una condizione necessaria per un concreto processo di pace. Tuttavia – in un continuo rimbalzo di ultimatum da un lato e perplessità dall’altro –  il Presidente Assad ha espresso seri dubbi sugli ingenti costi che comporterebbe la fase di eliminazione degli armamenti.

A prescindere da quali siano le ultime tendenze che  i due giganti del Consiglio di Sicurezza si dichiarano pronti ad assumere in materia di politica estera, c’è chi desidera conquistare la ribalta internazionale per mezzo di (auto)decantate capacità di mediazione. È il nuovo Presidente iraniano H. Rohani, che – proclamando conclusa l’era delle minacce e della repressione – anticipa il suo primo appuntamento al Palazzo di Vetro con un’ eloquenza diplomatica che enfatizza il ruolo del dialogo costruttivo tra le Nazioni.

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