Il discorso di Bossi a Venezia: un’analisi critica

Pubblicato il 23 Settembre 2010 alle 21:33 Autore: Matteo Patané
discorso di bossi
Il 12 settembre 2010 è stato un giorno denso di politica, che ha visto quasi in contemporanea gli interventi di alcuni tra i più importanti leader alle feste dei rispettivi partiti. Berlusconi ha parlato a Roma, Casini a Chianciano, Bossi a Venezia e Bersani a Torino. A causa di questa concomitanza, mi è venuta la curiosità di esaminare più da vicino i discorsi pronunciati e metterli a confronto.
discorso di bossi a venezia

Il primo testo che ho voluto esaminare è stato quello di Bossi.
La trascrizione da cui sono partito è reperibile a questo link; per ogni evenienza ho salvato una versione .txt disponibile qui.
Per prima cosa ho realizzato una tag cloud del discorso; non avendo trovato prodotti gratuiti di qualità in italiano che soddisfacessero le mie esigenze, ho creato una versione semilavorata del testo, e poi mi sono affidato a Wordle.
Nell’immagine che segue si può vedere il risultato dell’elaborazione.

Già dalla tag cloud si vedono bene i principali temi del comizio: oltre agli immancabili “Padania” e “padani”, spicca il cavallo di battaglia della Lega Nord, il “federalismo”, declinato attraverso il decentramento dei “ministeri” e la difesa degli “agricoltori”.
I frequenti riferimenti allo “stato”, a “Roma” e soprattutto all'”Europa” mostrano poi, secondo il consueto stile della Lega, il nemico verso cui condurre la “battaglia”.
Completano il quadro i riferimenti al “governo” e tutte quelle parole legate al tema identitario: “popolo”, “gente”, “fratelli”, “casa”, “strada” – intesa come percorso comune.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, i principali nuclei tematici affrontati da Bossi sono tre: la protesta degli agricoltori sul tema delle quote latte, il federalismo fiscale e il decentramento dei ministeri.

Per quanto riguarda il primo punto, Bossi detta la linea della Lega con fermezza: sostegno assoluto agli agricoltori, e cercare di ottenere il possibile da Bruxelles per bloccare o posticipare il pagamento delle multe. Colpisce in particolar modo una frase di pesante critica all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, ora Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: “come si fa a denunciare il proprio Governo al commissario europeo e invitarlo a tassare?”, sottintendendo implicitamente l’irresponsabilità di un simile comportamento, disegnandolo come lontano dalla gente e dal comune sentire.
È una retorica senza dubbio efficace, e giustamente Bossi rimarca il successo di Zaia nell’aumento delle quote latte con l’ottimo risultato di evitare – si spera – multe future, ma la domanda di Bossi si pone al di fuori dello Stato di Diritto: se gli agricoltori hanno violato la normativa europea, è un dovere dell’Italia pagare le sanzioni e rifarsi a sua volta sui colpevoli.
Il sostegno agli agricoltori viene invece promesso da Bossi indipendentemente dal torto o dalla ragione degli agricoltori stessi. Anzi, secondo Bossi le proteste degli agricoltori sono giuste, in quanto le multe sono sanzioni dovute ad una politica sbagliata di controllo della produzione.

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L'autore: Matteo Patané

Nato nel 1982 ad Acqui Terme (AL), ha vissuto a Nizza Monferrato (AT) fino ai diciotto anni, quando si è trasferito a Torino per frequentare il Politecnico. Laureato nel 2007 in Ingegneria Telematica lavora a Torino come consulente informatico. Tra i suoi hobby spiccano il ciclismo e la lettura, oltre naturalmente all'analisi politica. Il suo blog personale è Città democratica.
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