Gori e Serra, la new left di Renzi all’esame di empatia alla Leopolda

Pubblicato il 17 Novembre 2012 alle 09:45 Autore: Carlandrea Poli

Gori e Serra, la new left di Renzi all’esame di empatia alla Leopolda 

 

Umanizzare il renzismo. Meglio ancora, empatizzarlo renderlo quanto più un prodotto digeribile ad un pubblico di sinistra, che continuerà pure a non rappresentare il core-business della campagna del rottamatore ma con cui, nel bilancio delle sue aspirazioni politiche di riformista, un minimo di coesistenza all’interno del Pd dovrà pure trovarlo.

[ad]Il tentativo è andato in scena sul palco della stazione Leopolda a Firenze, per la terza edizione annuale del raduno dei rottamatori. A nove giorni dalle primarie più che agli attacchi frontali Renzi appare concentrarsi su un obiettivo più alla portata degli scampoli di questa campagna: far trovare piena cittadinanza fra gli elettori e le basi militanti del centrosinistra. Può servire per avere la spinta decisiva alla vittoria, potrebbe tornare utile in caso di sconfitta bruciante al primo turno e annessa resa dei conti.

La prospettiva di costruzione di una new left resta, che si chiami “New Deal” come nella suggestione del politologo Roberto D’Alimonte o che assuma le sembianze della sinistra di Pietro Ichino capace di dare rappresentanza a operai, precari e giovani disposti a rischiare nel mare aperto della concorrenza di mercato.

Il segno nuovo, però, scaturito principalmente dalla spirale negativa in cui è entrata l’avventura elettorale di Renzi dopo la cena di fund-raising con l’alta finanza milanese si è avuto quando uno degli organizzatori di quella serata di gala – Davide Serra – e il consigliere per la comunicazione, Giorgio Gori hanno provato a mettere in gioco le loro storie personali.

Nel caso di Serra, il precedente prometteva bene. Dall’Annunziata ne era uscito da comunicatore efficace e televisivo, squarciando il velo d’ignoranza – tramutato storicamente in pregiudizio – verso gli hedge fund e la finanziarizzazione dell’economia globale. Con questa premessa e con la promessa del suo candidato alle primarie di ascoltare dalla convention un messaggio di sdoganamento del ruolo del denaro a sinistra era pure lecito attendersi uno slancio edonistico verso l’arricchimento, la ricerca della felicità. Ma Davide Serra non è americano, è londinese d’adozione e ha battuto una strada molto più sicura per svincolare il ruolo del parvenu a sinistra. Con un percorso di studi eccellente, la partenza da condizioni familiari modeste e una vena filantropica, insospettabile per uno squalo della finanza.

Per ogni mio figlio (ne ha 4, ndr) aiuto mille bambini in Tanzania” ha rivelato, dando una connotazione di sinistra e – perché no – di terzomondismo ad un’avventura di successo troppo “meritocratica” per apparire progressista in Italia.

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L'autore: Carlandrea Poli

Nato a Prato il 27/06/1987 giornalista pubblicista, ha cominciato a collaborare con alcune testate locali della sua città per poi approdare al Tirreno. Appassionato delle molte sfaccettature della politica, ha una predilezione per la comunicazione, l'economia e il diritto. Adora il neomonetarismo, l'antiautoritarismo della scuola di Francoforte e prova a intonare nel tempo libero con scarso successo le canzoni di Elisa Toffoli. Su Twitter è @CarlandreaAdam
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