Venerdì Santo, 2 aprile 2021, quali sono le tradizioni per questa giornata?

Pubblicato il 2 Aprile 2021 alle 11:41 Autore: Claudia Mustillo

Il Tweet di Papa Francesco nella mattinata del Venerdì Santo, 2 aprile 2021, per ricordare a tutti il messaggio della crocifissione di Gesù. «La croce di Cristo esprime amore, servizio, dono di sé senza riserve: essa è veramente l’“albero della vita”, della vita sovrabbondante. #VenerdìSanto», scrive il pontefice. 

Il Venerdì Santo è il venerdì che precede la Pasqua cristiana e così come per il giovedì santo la data è mobile in quanto legata alla Pasqua; la giornata è dedicata alla commemorazione della passione e della crocifissione di Gesù Cristo e per questo la ricorrenza viene osservata con pratiche e riti dei fedeli.

Cosa si mangia durante il venerdì santo?

Così come nel mercoledì delle ceneri, nella giornata del venerdì santo, i fedeli dai 14 anni di età in su sono invitati all’astinenza dalla carne, mentre ai fedeli dai 18 ai 60 anni è richiesto il digiuno ecclesiastico, che consiste nel consumare un solo pasto: pranzo o cena. Il digiuno è un segno di penitenza per i peccati degli uomini, che Gesù ha espiato con la passione. 

La liturgia si articola in tre parti: la liturgia della parola, composta da diverse letture e dalla preghiera universale; l’adorazione della Croce e infine la distribuzione della comunione consacrata il giovedì santo, in cui si ricorda l’ultima cena. 

Le tradizioni locali per la giornata

Il venerdì Santo le campane, che solitamente richiamano i fedeli, non suonano in segno di lutto. In Italia sono molte le tradizioni locali legate a questa giornata come ad esempio la processione della settimana santa di Teramo, la processione degli incappucciati di Lanciano e la processione del Cristo morto e della Madonna Addolorata che si svolge dal 1626 a Campobasso, in Molise. La peculiarità di questa cerimonia è quella di avere al suo interno un coro di circa settecento persone che durante il lungo percorso commuove con il canto del “Teco vorrei” composto agli inizi del Novecento dal maestro Michele De Nigris sui versi di Pietro Metastasio.