Vaccino covid: il Ministero della Salute dà l’ok ad un sola dose. Ecco perchè

Pubblicato il 4 Marzo 2021 alle 13:12 Autore: Claudio Garau
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Vaccino covid: il Ministero della Salute dà l’ok ad un sola dose. Ecco perchè

Le novità sul fronte vaccini si susseguono giorno dopo giorno ed ora si fa strada l’ipotesi che sia sufficiente una sola dose di vaccino covid, per chi ha avuto già l’infezione ed è guarito. Lo dice il Ministero della Salute, il quale ha dato l’ok alla somministrazione di una sola dose di vaccino, dunque senza alcun richiamo.

Si tratta di quanto emerso da una circolare della Direzione generale della prevenzione del Ministero della Salute, sottoscritta dal direttore generale Giovanni Rezza, in cui si rendo noto che: “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SarsCoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica)”. Chiaramente è auspicabile che detta infezione sia documentata il più possibile.

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Vaccino covid: no richiamo a due precise condizioni

L’intenzione, neanche tanto velata, è quella di risparmiare sull’utilizzo delle dosi, distinguendo chi ha già avuto e superato il virus da chi invece non lo ha mai affrontato finora. Ben noto è infatti il problema dell’approvvigionamento dei vaccini, che in queste settimane sta affliggendo non soltanto l’Italia.

Tuttavia, la citata circolare rileva anche che la somministrazione di una sola dose è ammessa, ma ad una ben specifica condizione. Vi si trova infatti scritto che ciò è possibile, “purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa”.

Si fa dunque riferimento ad un lasso di tempo al massimo trimestrale entro cui somministrare l’unica dose di vaccino covid, ma è vero che lo scenario potrebbe cambiare a breve. Infatti, nella circolare si legge altresì che le indicazioni in oggetto “potrebbero essere oggetto di rivisitazione qualora dovessero emergere e diffondersi varianti connotate da un particolare rischio di reinfezione“.

In verità, l’ipotesi di un’unica somministrazione del vaccino covid neanche si pone con riferimento a coloro che hanno avuto una infezione di questo tipo, ma che al contempo abbiano “condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici”, si legge nella circolare del Ministero della Salute. Ecco dunque che nel documento si precisa altresì che in relazione a questi soggetti “non essendo prevedibile la protezione immunologica conferita dall’infezione da SARS-CoV-2 e la durata della stessa, si raccomanda di proseguire con la schedula vaccinale proposta (doppia dose per i tre vaccini a oggi disponibili)”.

E’ necessario comprovare l’infezione avuta in precedenza

Le linee guida della circolare del Ministero della Salute ci indicano anche altro, in tema di vaccino covid. Infatti, giacchè il dato correlato ad una precedente infezione da Sars-CoV-2 è registrato al momento della vaccinazione con un modello di autocertificazione, la circolare in oggetto sottolinea che “si raccomanda di raccogliere, ogni qualvolta disponibile, evidenza di documentata infezione da Sars-CoV-2. In assenza di questa evidenza di positività al tampone, si raccomanda che l’informazione anamnestica relativa a una pregressa infezione venga raccolta nel modo più completo e dettagliato possibile”.

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E’ utile anche puntualizzare che, nel comunicato, il Ministero accoglie pienamente quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per cui lo svolgimento dei test sierologici mirati a ricercare la positività anticorpale nei confronti del virus o di altro tipo di test, non è raccomandata allo scopo del processo decisionale vaccinale.

Concludendo, rimarchiamo ceh questo orientamento del Ministero della Salute non deve assolutamente stupire, giacchè di fatto riprende il recente parere formulato dal Consiglio superiore di sanità e le indicazioni dell’Aifa, ossia l’Agenzia italiana del farmaco.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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