Separazioni in aumento: il boom ai tempi del covid

Pubblicato il 24 Febbraio 2021 alle 11:30 Autore: Claudio Garau
Separazione consensuale o divorzio senza giudice e avvocato assegno di mantenimento

Separazioni in aumento: il boom ai tempi del covid

Si sa che la scelta del matrimonio è una scommessa per il futuro, e ciò appare evidente specialmente in un periodo delicato come questo. I dati pubblicati recentemente dall’Istat, lo confermano. Infatti, secondo quanto reso noto dall’Istituto nazionale di statistica, durante tutto il periodo della pandemia, in Italia si è avuto il rinvio di ben 30mila matrimoni, c’è stato un consistente crollo demografico e soprattutto c’è stato un vero e proprio boom delle separazioni, con un + 30%. Dati che fanno riflettere e che dimostrano la sussistenza di quella che potrebbe essere soprannominata un’emergenza famiglia. Vediamo più da vicino.

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Separazioni e matrimoni rinviati anche due volte: la crisi delle coppie

Nel giro di 50 anni, nella penisola si è verificata una inversione di tendenza piuttosto netta: infatti, da quasi mezzo milione di nuovi matrimoni nel 1970, primato mondiale per il Belpaese, nel 2019 il crollo a soli 200mila. Se i concetti di matrimonio e famiglia erano già in crisi prima della pandemia, e per diverse ragioni – tra cui le difficoltà economiche e, forse, la mancanza di volontà nel compiere un radicale cambiamento nella propria vita – nel 2020 vi è stata una ulteriore e secca frenata.

Il problema viene sottolineato dagli avvocati matrimonialisti italiani, ed in special modo dal Presidente dell’Ami (Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani), l’avvocato Gian Ettore Gassani: il rinvio di 30mila matrimoni, insieme alle restrizioni dovute al coronavirus, ha lasciato degli straschichi non indifferenti nella vita di molte coppie sposate o in procinto di sposarsi. Lo sanno bene psicologi e psichiatri che hanno visto aumentare le coppie in analisi.

E in questo scenario di incertezza tanto a livello internazionale, quanto a livello locale, molti coniugi o conviventi hanno scelto di dividersi. Forse c’è stato chi, in una fase di convivenza forzata e prolungata all’interno della stessa abitazione, ha scoperto un’incompatibilità col partner prima nascosta.

L’Ami fa anche notare che le separazioni nel 2020, sono state per metà giudiziali, quindi non consensuali: ciò fa intuire l’alto grado di conflittualità in molte coppie che decidono di interrompere la vita in comune.

Alla questione della convivenza, si somma poi quella dei costi del matrimonio, mai irrisori. Pertanto al problema dell’esborso di denaro, si somma quello del rinvio o del posticipo a data indefinita. Con il risultato, alla lunga, di destabilizzare molte coppie, le quali si trovano di fronte ad un futuro dai contorni non più nitidi, neanche sotto il profilo matrimoniale.

Le coppie si lasciano di più: ecco perchè

Le parole del Presidente Ami Gassani ben chiariscono il quadro: “Il 30% di separazioni in più ed il 30% di matrimoni in meno. E già avevamo toccato il fondo nel 2019 con 200mila matrimoni. Siamo il penultimo paese in proporzione al numero di abitanti, dopo la Slovenia. Dalla patria del matrimonio siamo arrivati ad un tasso di nuzialità e di natalità a livelli cinesi. Non si fanno figli in pandemia. Si è pensato che avrebbe portato una maggiore natalità. Ma così non è stato. Siamo un paese sempre più vecchio, che fa meno figli rispetto al resto dell’Europa. Nasce un bambino per coppia, non ci si sposa più, non ci sono politiche per la famiglia, per i giovani (senza soldi e senza avere accesso ai mutui, affitti cari) che a queste condizioni non si possono sposare. C’è una vera emergenza famiglia“.

Le ragioni delle separazioni sono da rintracciarsi soprattutto nell’aumento dei casi di infedeltà coniugale, anche virtuale, e di violenza familiare.

Sono aumentate tantissimo le richieste di separazione dovute principalmente alla convivenza forzata che è poi la fonte di tutti i problemi principali che ci sono all’interno di una coppia”, ha chiarito all’ANSA Matteo Santini, avvocato e presidente dell’Associazione nazionale avvocati divorzisti e direttore scientifico Centro Studi ricerche diritto alla famiglia e minori. Secondo il presidente infatti “Un conto è condividere i weekend e le sere, un conto è condividere l’intera giornata con tutti i problemi relativi all’emergenza sanitaria: stress sanitario per la malattia, mancanza di lavoro, convivenza con i figli con le difficoltà connesse alla didattica a distanza. Questo comporta un’esplosione emotiva che porta al desiderio di allontanamento e alla richiesta di separazione”.

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In buona sostanza, la convivenza forzata ha impedito a molti coniugi infedeli di continuare a nascondere le doppie vite, portate avanti fino al coronavirus. Ecco un rilevante motivo del boom delle separazioni negli ultimi mesi.

Concludendo, c’è però un dato che rimane all’incirca invariato anche in epoca di coronavirus, ossia è la differenza tra Nord e Sud Italia. Per gli esperti, infatti, le separazioni continuano ad essere due volte maggiori al Nord rispetto a quello che si verifica nel Mezzogiorno: circa 450 separazioni ogni mille coppie al Nord e circa 200 al Sud Italia.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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