Maltrattamento degli animali in Italia: come dimostrarlo?

Pubblicato il 16 Febbraio 2021 alle 13:33 Autore: Claudio Garau
Cani pericolosi in Italia la normativa vigente e obblighi del padrone

Maltrattamento degli animali in Italia: come dimostrarlo?

Purtroppo gli episodi di cronaca ci raccontano di non pochi casi di maltrattamento animali: chi si rende responsabile di questi gesti indecorosi, però forse non sa che una condotta di questo tipo rileva penalmente. Infatti il maltrattamento animali consiste in un illecito penale, ossia un vero e proprio reato che può essere provato con diversi mezzi.

Di seguito vogliamo cercare di capire proprio questo: come comportarsi nel caso si scoprano fatti collegati a sevizie o uccisioni di animali? come dimostrarli e chiedere giustizia? Vediamolo.

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Maltrattamento animali: l’uccisione è punita in base all’art. 544 bis Codice Penale

I reati nei confronti degli animali sono particolarmente biasimevoli, se consideriamo che le vittime non possono difendersi e non possono denunciare gli aggressori. La legge però interviene con una disciplina che colpisce non soltanto chi uccide senza alcun motivo gli animali, ma anche chi si rende responsabile di sevizie e maltrattamenti nei confronti degli stessi.

Chiaramente soltanto chi assiste ai maltrattamenti o ne ha comunque notizia, può attivarsi con una denuncia, possibilmente avvalorata da quanto più materiale probatorio possibile.

La legge penale, come accennato, parla di veri e propri reati. Infatti, cagionare la morte di un animale, per crudeltà o senza un reale bisogno, comporta la reclusione da quattro mesi a due anni (art. 544 bis Codice Penale). E’ chiaro che, di volta in volta, va acclarata la volontà del soggetto agente, ossia l’intenzione di dar luogo all’uccisione dell’animale, non giustificata da alcuna ragione fondata. Pertanto, se un cane randagio improvvisamente attraversa la strada e l’automobilista lo investe, vedendolo soltanto all’ultimo momento, questi non sarà considerabile responsabile del reato

In particolare, le norme disciplinanti i reati contro il sentimento per gli animali sono state previste dalla legge n. 189 del 2004 (“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate“), allo scopo di colmare le precedenti lacune normative in materia.

Anche i maltrattamenti sono vietati

E’ chiaro che la legge penale punisce altresì coloro che danno luogo a maltrattamenti nei confronti di uno o più animali, in modo crudele, ossia urtando la comune sensibilità, e senza alcuna ragione.

Infatti, l’art. 544 ter Codice Penale è piuttosto chiaro sul punto e non necessita di particolari parafrasi o interpretazioni: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro“. Inoltre la disposizione aggiunge che: “La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi“.

Anche qui è decisiva la volontarietà del gesto, crudele ed ingiustificato. Sono esempi di maltrattamento animali, il tenerli in pessime condizioni igieniche o non al riparo dal freddo, ossia in luoghi che minano la salute degli stessi; oppure il non sfamarli a sufficienza, o ancora le punizioni corporali usando fruste o altri mezzi atti ad offendere.

Come provare la responsabilità penale da maltrattamento?

Posto che l’animale – vittima del reato – non può difendersi autonomamente, sporgendo denuncia, spetta ai soggetti terzi attivarsi per segnalare l’accaduto. Il punto è però come provare i maltrattamenti. Ebbene, integrando dette condotte dei reati a tutti gli effetti, la legge vigente certamente non impedisce di avvalersi di tutti i mezzi di prova tipicamente previsti in tribunale.

Per esempio, la classica testimonianza può risultare decisiva per la condanna, ma anche – come recentemente rimarcato dalla Corte di Cassazione – le fotografie che evidenziano il maltrattamento animali, o le video-registrazioni (ad esempio quelle delle telecamere di sorveglianza). Anzi secondo questo giudice, le prove video sono così rilevanti da essere considerate prove documentali, che spiegano e acclarano in modo incontrovertibile l’evento di maltrattamento animali, conducendo all’attribuzione di responsabilità penale. Detti filmati sono infatti acquisibili al fascicolo del dibattimento in qualsiasi momento dell’istruttoria, proprio in ragione della loro crucialità.

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Concludendo, colui che assiste, ha notizia o comunque è in possesso di elementi probatori, deve effettuare senza indugio la denuncia alle autorità e forze dell’ordine, ma nel caso il maltrattamento animali produca anche rischi in tema di salute pubblica (ad es. cani lasciati da soli in casa in mezzo agli escrementi), l’interessato potrà rivolgersi all’ASL territorialmente competente.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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