Reato di calunnia: cos’è, come si configura e cosa dice la legge

Pubblicato il 11 Febbraio 2021 alle 12:22 Autore: Claudio Garau
Danno erariale cos'è, come funziona e quando cade in prescrizione

Reato di calunnia: cos’è, come si configura e cosa dice la legge 

Il reato di calunnia trova non di rado spazio nelle notizie di cronaca, essendo peraltro un illecito penale di non così complessa realizzazione pratica. Esso è disciplinato compiutamente dal Codice Penale ed è delineato da una serie di tratti essenziali che ora esporremo. Quando si configura? Cosa rischia il responsabile? Quali sono le pene previste? Scopriamolo di seguito.

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Reato di calunnia: di che si tratta?

L’illecito penale in oggetto si concretizza laddove una persona, per mezzo di denuncia, querela, richiesta o istanza (rivolte all’autorità giudiziaria, o ad altra autorità che abbia l’obbligo di riferirne a quella o alla Corte penale internazionale), dia la colpa di un reato ad una certa persona di cui, tuttavia, conosce la piena innocenza o simuli a carico di quest’ultima le tracce di un illecito penale.

Il reato di calunnia trova disciplina all‘art. 368 del Codice Penale e dalla lettura di esso si può desumere che l’illecito è configurabile sia quando un certo reato sia stato compiuto da altri e l’accusatore ne sia consapevole, sia laddove il reato è soltanto un invenzione del reo calunniatore.

Tradizionalmente, dottrina penalistica ritiene che l’art. 368 relativo al reato di calunnia, sia stato introdotto dal legislatore allo scopo di garantire che non siano instaurati processi penali contro persone innocenti. Alcuni giuristi ritengono che debba altresì aggiungersi l’interesse del soggetto leso dalla falsa attribuzione di responsabilità penale.

Il reato di calunnia è un reato di pericolo e plurioffensivo: che significa?

Per capire nel dettaglio in che cosa consiste il reato di calunnia, dobbiamo indicare due tratti distintivi dell’illecito penale in oggetto.

Infatti, l’art. 368 citato si riferisce ad un reato che rientra tra i cosiddetti reati plurioffensivi, giacchè il bene giuridico protetto, oltre che la corretta amministrazione della giustizia – che non deve o non dovrebbe mai condannare nessun innocente – risulta ovviamente anche essere l‘onore ed eventualmente la libertà personale del soggetto ingiustamente e falsamente incolpato. Infatti, la pena edittale prevista dal Codice per il reato di calunnia consiste nella reclusione tra un minimo di due anni e un massimo di sei anni. Si tratta, insomma, di un reato dalle conseguenze piuttosto gravi, se si pensa che verrebbe condannato un innocente. E l’articolo 368 c.p. ai commi due e tre, prevede anche delle ipotesi aggravate in cui la pena è aumentata.

Il reato di calunnia presente anche l’ulteriore caratteristica di essere un cosiddetto reato di pericolo, usando il gergo tecnico dei penalisti. In buona sostanza, si tratta di calunnia anche in mancanza di una sentenza di condanna o della instaurazione di un vero e proprio processo penale verso colui che viene incolpato falsamente. Affinchè si possa parlare di reato di calunnia, è dunque sufficiente che sussista la possibilità che la magistratura prenda iniziativa nei confronti del reato ingiustamente attribuito a qualcuno e che si attivi con le indagini.

Calunnia formale e calunnia reale: la differenza

La condotta che comporta la responsabilità penale per il reato di calunnia può concretizzarsi in due modi:

  • calunnia formale: laddove la falsa affermazione che sia stato compiuto un reato da parte del soggetto passivo è inclusa in una denuncia, querela, richiesta o istanza verso l’autorità giudiziaria.
  • calunnia reale: laddove siano simulate le tracce di un reato, dando luogo a fittizi indizi materiali circa il compimento di un reato mai verificatosi, e contestualmente spingendo l’autorità giudiziaria verso un certo soggetto falsamente incolpato.

Essendo un reato di pericolo, la calunnia rileva – come accennato – in tutti quei casi in cui la magistratura debba comunque procedere ad una anche minima attività di indagine per chiarire la responsabilità (appunto inesistente).

Quando si consuma il reato in oggetto?

Il reato di calunnia si configura laddove il calunniatore o soggetto agente accusi un soggetto di cui conosce senza dubbio l’innocenza. Come affermato dalla dottrina, infatti, non basta il mero dolo eventuale, ossia quella manifestazione di volontà per cui l’agente compie un’azione, che di per sé può essere lecita, prevedendo ed accettando però che le conseguenze del suo comportamento possano dar luogo ad un reato.

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Inoltre, la segnalazione di reato deve essere sempre caratterizzata dall’indicazione dell’autore della condotta.

Il reato di calunnia si consuma nel momento in cui l’autorità riceve l’informazione di reato , nel caso della calunnia formale. Altrimenti nell’ipotesi reale, la consumazione avviene nel momento in cui l’autorità ottiene le tracce simulate.

Concludendo, va ricordato altresì l’utile contributo della giurisprudenza della Corte di Cassazione sul tema, con sentenze che hanno integrato il dato normativo. Per esempio, dalla Suprema Corte è stato chiarito che integra il delitto di calunnia il soggetto che predisponga maliziosamente quanto occorre perchè altra persona possa essere incriminata di un certo illecito penale, laddove a seguito di tale condotta sia sporta denuncia all’autorità giudiziaria da un altro soggetto tenuto a farlo.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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