Il servizio sanitario nazionale cambia nel 2021: ecco come

Pubblicato il 13 Gennaio 2021 alle 13:34 Autore: Claudio Garau

Il servizio sanitario nazionale cambia nel 2021: ecco come

Tutti abbiamo già sentito parlare del servizio sanitario nazionale, ossia dell’insieme dei servizi, delle attività e delle risorse attraverso cui lo Stato italiano tutela la salute dei cittadini, diritto costituzionalmente riconosciuto.

Il servizio in oggetto opera attraverso vari organi e strutture quali gli uffici centrali come quelli del Ministero della Salute, gli uffici regionali come l’assessorato alle attività sanitarie e gli uffici locali, quali ASL e aziende ospedaliere.

Inoltre, è il servizio sanitario nazionale è finanziato annualmente da un fondo nazionale ed organizzato in base ad un piano triennale in cui sono definiti obbiettivi e priorità per assicurare a tutti la tutela della salute.

Ebbene, nel 2021 sono previste novità per cambiare il servizio sanitario nazionale, a seguito degli stanziamenti del Recovery fund. Vediamo più da vicino.

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Come appena anticipato, si tratta di finanziamenti, pari a circa 18 miliardi di euro, che l’Europa consegna all’Italia per rivoluzionare, almeno in parte, il servizio sanitario nazionale, rendendolo più moderno ed accessibile a tutti.

C’è da domandarsi cosa farà in concreto il Ministero della Salute con i soldi del Recovery fund. Ebbene, la missione è quella di giovarsi dei fondi UE per avvicinare tutto il servizio sanitario nazionale alla cittadinanza italiana. Ecco i punti cardine del progetto:

  • riammodernamento delle strutture ospedaliere del servizio sanitario nazionale;
  • introduzione di nuovi strumenti più moderni e tecnologici per la diagnosi e la sicurezza delle strutture;
  • investimenti specificamente rivolti alla ricerca biomedica e alla formazione, con centinaia di borse di studio da assegnare ai medici di medicina generale;
  • potenziamento del servizio sanitario nazionale e dell’assistenza fuori dagli ospedali con:
    • costruzione delle ‘case della comunità’, ossia nuovi centri sanitari che servano ad assistere pazienti con patologie croniche;
    • potenziamento della telemedicina, favorendo dunque quell’insieme di tecniche mediche ed informatiche che consentono la cura o la visita di un paziente a distanza o più in generale di fornire servizi sanitari da remoto, ossia via web;
    • potenziamento dell’assistenza domiciliare, specialmente verso i pazienti di una certa età e che hanno difficoltà di deambulazione;
  • costruzione degli ospedali della comunità, uno ogni 80mila abitanti.

Questi ultimi, in particolare, saranno utilizzati dai pazienti che non possono essere curati nella propria abitazione ma che, allo stesso tempo, non abbisognano neanche del ricovero in ospedale.

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Concludendo, non resta che attendere gli sviluppi concreti del piano del Ministero della Salute sul nuovo servizio sanitario nazionale, per vedere di fatto come verranno spesi i soldi del Recovery Fund dedicati al settore sanitario.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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