Come funziona il codice fiscale inverso e a che serve

Pubblicato il 5 Gennaio 2021 alle 13:25 Autore: Claudio Garau
App Immuni e privacy, le essenziali raccomandazioni del Garante

Come funziona il codice fiscale inverso e a che serve

Tutti abbiamo un codice fiscale, ovvero quella sigla personale identificativa che permette a ciascun cittadino di potersi avvalere di vari servizi, dalle prestazioni sanitarie all’apertura di un c/c, fino a detrazioni fiscali di diversi tipi. Ma non solo. Nel momento in cui una persona nasce, gli è attribuito un codice fiscale identificativo univoco e non scambiabile con un altro, giacchè non esistono copie e ogni codice va ricondotto ad una sola persona.

Ciò di cui vogliamo parlare di seguito è però il codice fiscale inverso: di che si tratta? per quale scopo esiste? Facciamo chiarezza.

Se ti interessa saperne di più su codice fiscale ed omocodia, clicca qui.

Codice fiscale inverso: com’è composto il codice fiscale?

C’è chi potrebbe domandarsi perchè il codice fiscale è fatto così, ovvero qual è la logica che lo sorregge. Ebbene, chiarire perchè il codice fiscale ha proprio questa impostazione non è difficile: infatti tutti i codici fiscali sono composti da 16 caratteri dei quali le prime tre cifre sono consonanti del cognome, le seconde tre cifre sono le consonanti del nome, le successive due cifre indicano invece l’anno di nascita, una lettera indica il mese di nascita, due cifre per il giorno di nascita e quattro cifre per il luogo di nascita.

L’ultima cifra del codice serve invece per controllo tramite il cosiddetto checkdigit, previsto sulla base di tabelle ad hoc, di cui in un decreto del Ministero delle Finanze del 1976.

Codice fiscale inverso: che cos’è?

Il codice fiscale inverso non va mai confuso con il codice fiscale che tutti conosciamo, in quanto ha una validità esclusivamente informativa, idonea a controllare per esempio quali sono i dati personali della persona, allo scopo magari di evitare una eventuale truffa a proprio danno.

Il codice fiscale inverso, in buona sostanza, consiste in un iter al contrario: partendo dalla sigla iniziale del codice fiscale è possibile estrapolare (quasi) tutti i dati personali dell’intestatario.

Oggigiorno, detta procedura del codice fiscale inverso viene intrapresa con applicazioni web, e permette con la decodifica della struttura a 16 caratteri del codice di individuare, senza alcun margine di errore, i dati anagrafici del titolare. In altre parole, attraverso le cifre del codice fiscale, e sulla scorta di un algoritmo ad hoc, si riesce a ricavare le prime tre lettere del nome, le tre lettere del cognome, data di nascita, comune e sesso dell’intestatario del codice.

Come si calcola?

In internet vi sono vari strumenti o tool che permettono di calcolare con facilità il codice fiscale di una persona, partendo da suoi dati anagrafici. Invece, per l’operazione inversa, ovvero per il codice fiscale inverso, l’iter non può che essere all’esatto contrario: infatti, l’interessato non dovrà immettere i dati anagrafici, bensì il codice fiscale dell’intestatario, onde addivenire ai suoi dati personali. Ed anche per questa operazione, sul web esistono vari siti che consentono di inserire il codice a 16 caratteri e di visualizzare i risultati che mostrano i dati personali dell’intestatario.

Se ti interessa saperne di più sul codice QR postapay e come funziona, clicca qui.

Attenzione però: per motivi legati alla tutela della riservatezza, sempre assai considerata dal legislatore, l’interessato non potrà ottenere con precisione il dato del nome e del cognome, che infatti non sarà mostrato in modo chiaro. Piuttosto, sarà visualizzata una lista dei cognomi che possono riferirsi al codice immesso.

Concludendo, basta collegarsi ad un sito web che fornisce questo servizio, per poter ottenere in pochi attimi i risultati desiderati, ma – come detto – in parte limitati per questioni di privacy.

SEGUI TERMOMETRO POLITICO SU GOOGLE NEWS

Hai suggerimenti o correzioni da proporre?
Scrivici a 
[email protected]

L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
    Tutti gli articoli di Claudio Garau →