Ario insegna l’esistenzialismo e l’empatia a suo figlio

Pubblicato il 8 Dicembre 2020 alle 15:51 Autore: Nicolò Zuliani

Un delinquente di Marghera ha due figli e non vuole seguano la sua strada, quindi li introduce ai precetti del proletariato.

«Mio figlio non ha ancora gli anni delle feste vere, quando lasci i tuoi escrementi incartati nel congelatore spacciandolo per salame al cioccolato o nascondi il tonno nei bastoni delle tende, mi spiego? Diciamo che è nell’era pre manovelle. Allora, quand’eravamo in lockdown…»

«Il tonno nei…?»
«Nei bastoni delle tende. Chiaro. Dopo una settimana non si respira, ma nessuno troverà mai l’origine. Il cervello quando sente odore di roba putrefatta guarda sempre in basso. L’ho fatto a casa di Raffaella della 4°C, te la ricordi? Chiamarono la disinfestazione e lei dovette dormire in ingresso per un mese. Cosa vuoi… fare la spia ha le sue conseguenze. Aveva detto a Marte che mi piaceva, dunque la sua famiglia andava assassinata fino ai cugini di secondo grado, ma ero ancora piccolo. Posso continuare?»

«Scusa.»
«Insomma, dato che c’era il lockdown, ho pensato di regalare ai miei figli due biciclette. Quelle con le rotelline, sai, per imparare.»
«Perché durante il lockdown?»
«Perché devono imparare subito che la vita regala il pane a chi non ha i denti e viceversa. I miei bambini non possono crescere con la convinzione anni ’80 di poter essere o avere tutto quello che vogliono, sei pazzo? Ti esce fuori idiota. No, bisogna metterli in condizione di capire come stanno le cose.»

«E come stanno le cose?»
«Il mondo è ingiusto e bisogna saper delinquere.»

«Andiamo avanti.»
«Allora, prima hanno tentato di andare in salotto, ma figurati, gli ho subito tolto le rotelline. Poi in televisione non facevo che mostrargli filmati di gran premi, a tavola si parlava di grandi campioni, spiegavo quant’è bello andare in bicicletta e come la bicicletta sia l’apice dell’essere umano. Essi subivano, ma il loro inconscio si preparava. Finalmente è finito il lockdown ed eccoli correre fuori con le loro biciclettine. Mi segui?»

«Sì. Sto solo decidendo se chiamare gli assistenti sociali o meno.»

«Vabbè insomma uno sta gironzolando nel parcheggio, io lo chiamo per fargli una fotografia, quello si gira a guardarmi e BAM, si smalta a tutta velocità contro il Cayenne di quello al terzo piano che fa prostituire la moglie. Lui aveva il caschetto e non si è fatto niente, ma il manubrio della bici s’è piegato. Vedi, gli ho detto, oggi hai capito cos’è la vita. Desideri tanto qualcosa, la sogni, la immagini, poi appena la ottieni te la godi un istante, poi arrivano i ricchi e te la distruggono. Ma non è giusto, mi dice lui tra le lacrime. Infatti, gli dico, non lo è. E al mondo c’è stato un solo eroe che ha tentato di cambiare tutto questo: Antonio Gramsci.»

«Ma come Gramsci?!»
«Certo. In un colpo solo, mio figlio ha imparato la vita, la morte, l’esistenzialismo, la politica e il senso della tradizione. Ora ogni volta che vede Ironman grida morte ai padroni. Pian piano gli sto insegnando il resto dei precetti importanti della vita. Adesso voglio comprare i libri per leggerglieli la sera prima di dormire, dato che non ha alcun accesso alla tecnologia.»

«Quali libri? Il Capitale?»
«No, no, quello è illeggibile. Ci sono le versioni per bambini.»
«Non la vedo bene.»
«Tu fagli vedere Batman al tuo, vediamo tra vent’anni come viene su. Appena scopre che se sei ricco puoi picchiare i poveri, mentre se sei povero le prendi e basta, sarà uno spasso» dice, dandomi una pacca sulla spalla.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
Tutti gli articoli di Nicolò Zuliani →