Cosa rischia chi non paga l’avvocato: sanzioni e penali

Pubblicato il 27 Novembre 2020 alle 15:35 Autore: Claudio Garau
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Cosa rischia chi non paga l’avvocato: sanzioni e penali 

Non sono affatto rari, nei rapporti che vedono, da un lato, il cliente che ha bisogno di una certa prestazione professionale dell’avvocato e, dall’altro, quest’ultimo che la svolge, casi pratici in cui il primo non paga la parcella al secondo. Di seguito vediamo quali sono le conseguenze cui va incontro chi non onora la parcella del legale prescelto per la tutela dei suoi diritti e per il compimento di attività sia in tribunale, che al di fuori di esso. E’ doveroso parlarne poichè il cliente che non adempie ai propri obblighi, può andare incontro a conseguenze sia civili, sia penali.

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L’avvocato, la prestazione professionale e il preventivo scritto

Seguendo il senso comune, si potrebbe pensare che il cliente non rispettoso del rapporto che lo lega al proprio avvocato, debba ‘soltanto’ correre il rischio di subire una pratica di recupero del credito, ovvero delle somme non ancora versate e di cui si trova traccia in parcella. Ebbene, anticipiamo che non è così giacchè – come vedremo più avanti – chi non versa quanto pattuito al proprio legale, si rende responsabile di un illecito penale, oltre che civile.

La parcella è essenziale non solo per stabilire quanto va pagato all’avvocato, ma anche per fondare l’eventuale successivo recupero crediti. Se la parcella è scritta, in essa è contenuta l’attestazione delle attività svolte e può tornare utile in una successiva causa intrapresa contro il cliente debitore.

La prassi ci insegna che non di rado detta parcella è verbale, e non scritta, ovvero a seguito dello svolgimento delle attività per cui il cliente chiede tutela, l’avvocato dice al suo assistito qual è la somma da pagare. A versamento effettuato, il legale sarà tenuto ovviamente a consegnare la fattura.

Il preventivo è però fondamentale e va presentato in forma scritta dall’avvocato al proprio cliente, al momento di inizio del mandato. Laddove il preventivo manchi, sarebbe comunque il giudice competente a decidere sulla contestazione della somma dovuta all’avvocato per le prestazioni professionali. Il magistrato non potrà che fare riferimento alle tariffe professionali stabilite dal decreto n. 55 del 2014. Come abbiamo già ricordato in un precedente articolo sui costi di una causa civile, l’avvocato che fa il preventivo scritto ha comunque il vantaggio di poter fissare liberamente il prezzo di una certa prestazione.

Come può tutelarsi il legale?

Chiaramente l’avvocato, di fronte ad un cliente inadempiente agli obblighi che discendono dal contratto di mandato, può tutelarsi, e può farlo in più modi. Vediamoli in sintesi:

  • lettera di sollecito o diffida: con essa l’avvocato che non riesce ad ottenere nell’immediato quanto dovuto e indicato in parcella, intende spingere il proprio cliente a provvedere al più presto. Solitamente, detta missiva viene inviata con raccomandata a.r. E’ chiaro che lo scopo della lettera di sollecito è superare l’impasse creatasi, evitando una causa in tribunale. La lettera può essere singola oppure ne possono seguire diverse. Due gli esiti possibili: o il cliente finalmente paga oppure l’avvocato sarà costretto a rivolgersi al tribunale civile per il recupero crediti;
  • giudizio civile: con esso l’avvocato domanda al giudice un provvedimento che consenta di recuperare il denaro dovuto dal cliente. L’azione civile potrà essere fatta valere con una delle due modalità seguenti:
    • richiesta di decreto ingiuntivo: in queste circostanze, il debitore subirà la notifica del provvedimento di condanna, emesso dal magistrato competente. Contro di esso, è ammessa però opposizione nei successivi 40 giorni dalla notifica;
    • procedimento speciale d’urgenza: il cliente debitore, in questo caso, riceverà la notifica dell’avviso di comparire in tribunale per difendersi dalle accuse di mancato pagamento. Ovviamente dovrà essere supportato da un altro legale.

Il cliente che non ha pagato la parcella potrà argomentare le sue difese, sostenendo ad esempio che il debito in realtà era già stato saldato, oppure che non tutte le prestazioni in parcella sono state svolte. Ma non potrà far valere la sconfitta in causa come ragione per non versare il denaro. Infatti, il legale va comunque pagato per il lavoro svolto, sia che si vinca, sia che si perda, tranne nell’ipotesi in cui la sconfitta sia dipesa da un acclarato e decisivo errore nell’operato dell’avvocato.

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La responsabilità penale del cliente debitore

In verità, il non adempiere a quanto indicato in parcella e commettere dunque un illecito di ambito contrattuale, nel corso del mandato, non porta soltanto a conseguenze civilistiche, ovvero connesse al recupero crediti anche tramite l’intervento della magistratura.

Infatti, si parla di reato e quindi di responsabilità penale del cliente in tutti i casi in cui quest’ultimo ottiene dalla controparte le somme spettanti al suo legale, e non le dà di seguito all’avvocato, ma le conserva per sè, considerandole in buona sostanza parte del suo patrimonio. Ebbene, la Cassazione, in una sentenza di qualche anno fa, ha spiegato che casi di questo tipo integrano il reato di appropriazione indebita.

Concludendo, appare quasi scontato dire che, per evitare rischi di avvio di un procedimento penale per questo illecito, il cliente, non appena si trova a disporre della somma in questione, deve subito girarla al proprio avvocato, come pagamento degli onorari.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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