App rischiose per bambini: il tracker e perchè bisogna stare attenti

Pubblicato il 17 Novembre 2020 alle 15:31 Autore: Claudio Garau
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App rischiose per bambini: il tracker e perchè bisogna stare attenti

Oggi sono sempre più diffuse le app per smartphone, ovvero applicazioni software appositamente ideate e prodotte per dispositivi mobile, come smartphone o tablet, che hanno la caratteristica di essere più ‘leggere’ e di sfruttare meno risorse hardware rispetto alle classiche applicazioni per desktop. Ve ne sono di tutti i tipi e per tutti i settori, e sono utili per gli scopi più disparati: tra esse, ve ne sono moltissime dedicate ai bambini. Ma attenzione: non tutte queste app per bambini sono sicure, giacchè ve ne sono non poche pericolose, perchè in grado di appropriarsi dei dati personali e di tracciare gli spostamenti, ed in grado di memorizzare informazioni degli utilizzatori, anche in caso di cambio dello smartphone. Insomma vi sono validi motivi per vedere più da vicino il problema della app rischiose per i bambini. Facciamo chiarezza.

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Il problema delle app rischiose è quanto mai concreto, stante l’elevatissimo numero di bambini e ragazzini che sanno utilizzare un cellulare per mandare messaggi, telefonare e, appunto, usare app, ed in particolare quelle dedicate al gioco ed allo svago.

Ma come ha rilevato Federprivacy in un suo recente studio, più d’uno sono i pericoli che derivano dal download e dall’utilizzo di un app per bambini sul cellulare. Infatti l’associazione dei professionisti della privacy e della protezione dei dati personali ha fatto notare che sono centinaia le app rischiose presenti sul mercato, ed esse costituiscono un pericolo specialmente per chi per motivi di età, e pur sapendo usare uno smartphone, non può non ignorare quelli che sono i pericoli della rete, di cui peraltro ci siamo già occupati:

  • da un lato, i genitori molto spesso non sanno quante e quali app rischiose sono scaricate ed usate dal figlio o dai figli, con il risultato di non poter così impedire il perseguimento dello scopo illecito;
  • dall’altro, i bambini, servendosi di una certa app per giocare o come passatempo, non possono accorgersi di essere spiati, con la conseguenza che i dati personali e le informazioni vengono trasferite altrove, anche in paesi lontani. Tutto ciò ovviamente all’insaputa degli interessati e senza alcun tipo di manifestazione del consenso al trattamento.

Dunque, in larga parte di app rischiose, ma pensate anzitutto per un’utenza giovane o molto giovane: secondo i dati Federprivacy, si tratta di videogiochi progettati appositamente per minori di 8 anni, ovvero per soggetti più deboli e comunque incapaci, a quell’età, di poter cogliere una trappola nascosta in un certo software per cellulare.

Questa trappola è rappresentata dal cosiddetto tracker, ovvero un software che funge da sistema di tracciamento e monitoraggio della navigazione. I tracker hanno dunque la funzione di controllare diversi aspetti della presenza dell’utente su internet, come su una app per cellulare. Tramite essi è possibile, ad esempio, registrare i clic all’interno di un sito web, oppure per quanto tempo si è usata una certa applicazione, o ancora la geolocalizzazione, i registri chiamate e i siti visitati. Insomma, i tracker costituiscono una grave minaccia alla nostra privacy ed a quella dei bambini, giacchè permettono l’accumulo lento e costante di dati personali sul web, che vanno poi a finire nelle mani di soggetti terzi non autorizzati a riceverli. Secondo le analisi effettuate da Federprivacy, il tracker è presente in ben il 94% dei videogiochi per smartphone.

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Concludendo, certamente distinguere le app rischiose da quelle sicure non è operazione agevole, ma va da sè che la supervisione dei genitori su quelle che sono le attività del figlio con lo smartphone, incluso il download delle app, è assai consigliata. Ciò anche in considerazione del fatto che, in base alla legge italiana, il consenso al trattamento dei dati personali è possibile dal compimento dei 14 anni, ma concludere un contratto – e il download rappresenta un’ipotesi di ‘conclusione’ di esso – se non si è maggiorenni, impone sempre il permesso dei genitori. Insomma, si tratta di questioni delicate anche e soprattutto dal punto di vista giuridico, e il mare magnum delle app su internet certamente non aiuta a dipanare la matassa.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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