Quanto costa registrare un marchio e come si fa. La procedura

Pubblicato il 26 Ottobre 2020 alle 12:16 Autore: Claudio Garau
Registrazione marchio società: come si fa e quando conviene

 Quanto costa registrare un marchio e come si fa. La procedura

Un imprenditore potrebbe pensare di dotarsi di un marchio, per ampliare la mole dei propri affari, potendo emergere in mezzo a tutti gli altri concorrenti nel suo settore e raggiungendo dunque un maggior numero di potenziali interessati e clienti. Registrare un marchio dà insomma la certezza di poter avere più visibilità nel mercato: ma di fatto qual è la procedura per ottenerne uno? e quanto costa? Sono domande assolutamente legittime e giustificate, cui cercheremo di dare risposta di seguito, per capire quale può essere l’utilità effettiva di un marchio per un’attività imprenditoriale grande o di ridotte dimensioni.

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Marchio e registrazione: tratti essenziali

E’ chiaro che la scelta di effettuare la registrazione di un marchio che contraddistingua la propria attività economica e che di fatto dunque sia segno distintivo di essa, porta con sè tutta una serie di interrogativi. Anzitutto, è ovvio domandarsi quanto occorre spendere per proteggere e tutelare il marchio. La risposta non può essere univoca, giacchè il costo di registrazione può variare, anche di molto, in base ai propri obiettivi imprenditoriali.

Per fare un semplice esempio, se l’interessato ad avvalersi di un marchio, necessita della tutela di esso esclusivamente nella nostra penisola, e intende registrare il marchio per una sola classe merceologica, dovrà sostenere una spesa totale complessivamente minore di quanto andrebbe a spendere nell’ipotesi intenda operare imprenditorialmente nell’intero continente europeo o anche fuori UE. Va anche notato che – dal lato economico – il valore del marchio aumenta all’aumentare del prestigio dell’impresa cui è collegato.

E’ chiaro che un marchio efficace e che davvero possa dare una spinta ai propri affari, deve essere in grado di distinguersi e distinguere nettamente i propri prodotti da quelli dei concorrenti. Deve insomma avere la capacità di restare impresso nella mente e nella memoria di colui che lo nota. Per creare un marchio con queste caratteristiche, l’imprenditore dovrà usare immagini, suoni, forme, colori o parole in varie combinazioni, cercando di fare breccia e suscitare interesse del potenziale cliente.

Attenzione però: la fantasia e la creatività di colui che vuole elaborare un marchio efficace trovano alcuni limiti. Infatti, per poter dar luogo ad una valida registrazione del marchio, è necessario che detto marchio abbia queste tre caratteristiche essenziali:

  • novità;
  • liceità;
  • originalità.

Pertanto, non sarà certamente possibile adottare un marchio il cui nome richiama inequivocabilmente quello di un marchio già esistente, e analogamente non potrà essere usato un marchio che per forme e/o parole abbia contenuti contrari al buon costume. Altrimenti il rischio concreto che la domanda di detto marchio sia rigettata o contestata, in quanto il marchio è un segno distintivo e non può crearsi dunque confusione tra i prodotti di imprese diverse, nè può essere, tramite esso, veicolato un messaggio volgare o comunque inappropriato dal punto di vista etico-sociale.

Quali sono i marchi non registrabili: i divieti

In base alla legge vigente, dobbiamo ora ricordare che taluni marcho non possono essere oggetto di registrazione e quindi non possono essere utilizzati. Si tratta dei marchi che raffigurano:

  • emblemi, bandiere, stemmi internazionali ecc.;
  • parole o disegni che abbiano un significato politico;
  • segni che possono trarre in inganno le persone, ad es. in riferimento all’origine geografica o alla natura dei servizi e/o prodotti offerti;
  • riproduzioni di beni culturali o opere d’arte;
  • indicazioni geografiche (ad es. regioni o città);
  • segni che se utilizzati, darebbero luogo ad una violazione del diritto d’autore altrui o altro diritto esclusivo di una terza persona;
  • nomi o ritratti delle persone cui si ricollegano, senza l’ok dei diretti interessati;
  • e, come sopra notato, i segni che possono risultare comunque contrari alla legge, al buon costume o all’ordine pubblico.

Come si può facilmente scorgere, si tratta dunque di una serie di limiti inderogabili, il cui rispetto è necessario per registrare e sfruttare un certo marchio d’impresa.

I costi di registrazione sono variabili: ecco perchè

Prima di affrontare più nel dettaglio la questione costi, dobbiamo rimarcare che le variabili fondamentali, che influenzano il costo della pratica di registrazione, sono quattro:

  • le tasse di registrazione previste dai singoli uffici (italiani, europei, internazionali);
  • il compenso nei confronti del professionista che per conto dell’interessato, svolge tutte le operazioni di registrazione. E’ però anche ammessa la possibilità di registrare il marchio in autonomia;
  • il numero di classi merceologiche cui ricollegare il marchio;
  • la territorialità, ovvero l’area geografica più o meno estesa in cui l’interessato vuole vendere i propri prodotti o servizi.

In particolare, se – territorialmente parlando – un imprenditore registra un marchio in Italia, quest’ultimo sarà tutelato solo nella penisola. Invece, per avere una tutela più ampia, è doveroso depositare un marchio europeo o internazionale.

In Italia

Se la persona interessata a depositare il marchio, intende ottenerlo come marchio valevole nella penisola, deve per legge fare domanda alla Camera di Commercio o all’Ufficio Brevetti e Marchi. In detto documento sarà necessario indicare dati anagrafici, marchio originale e classe merceologica di appartenenza. Come sopra accennato, è possibile fare domanda attivandosi spontaneamente ed in autonomia oppure servirsi della consulenza di un un esperto come ad esempio un avvocato. Sul piano dei costi dell’iter, ecco di seguito in sintesi quali sono:

  • diritti di segreteria, il cui costo è variabile ma piuttosto esiguo;
  • imposta di bollo del valore di 42 euro con deposito online; 16 euro invece la spesa del deposito cartaceo;
  • trascrizione atti corrispondente a 81 euro;
  • se ci si avvale di un intermediario/consulente, si aggiungono 16 euro di lettera d’incarico;
  • tassa di registrazione, ovvero la spesa più consistente, giacchè per un marchio individuale – che distingue il singolo prodotto o servizio di un imprenditore – occorre versare 101 euro per una sola classe merceologica e 34 euro ad ogni aggiunta di una ulteriore classe. Costi più alti in caso di marchio collettivo – ovvero un segno distintivo che tutela il consumatore, distinguendo prodotti o servizi di più imprese per la loro particolare provenienza, qualità o natura – per una o più classi, dato che il costo è pari a 337 euro.

In Europa

Se l’imprenditore desidera avvalersi di una tutela più ampia, dovrà scegliere il marchio comunitario, e trasmettere così domanda tramite procedura web all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà industriale. Detto iter consentirà di potersi avvalere del marchio in via esclusiva in tutti gli Stati facenti parte della UE, allargando verosimilmente la mole dei propri affari. Ma sarà necessario pagare cifre più alte di quelle viste sopra: 850 euro per la tassa di registrazione inclusiva di una classe di prodotti e/o servizi per il deposito online e 1.000 euro per il deposito cartaceo. Ma vanno eventualmente sommati 50 euro per la seconda classe e 150 euro per ciascuna classe aggiuntiva dopo la seconda.

Nel mondo

Se l’imprenditore intende proporre i propri prodotti e/o servizi nel globo, dovrà per legge optare per la registrazione del marchio internazionale. Per fare ciò, dovrà compilare un modulo ad hoc in duplice copia, in lingua francese o inglese, per poi inviarlo all‘Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale. In dette circostanze, le spese dipendono dal Paese di riferimento e in cui si vuol far valere il marchio. Solitamente si tratta di alcune centinaia di euro per il deposito del marchio internazionale, ma vanno pur sempre aggiunti eventuali 34 euro per la lettera d’incarico, 16 euro di marca da bollo e 135 per la tassa di concessione governativa.

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Concludendo, non bisogna dimenticare che vanno altresì versate le tasse internazionali, in franchi svizzeri, destinate alla citata Organizzazione e corrispondenti a:

  • 653 CHF per la riproduzione del marchio senza colori;
  • 903 CHF per la riproduzione con i colori;
  • 100 CHF per ogni classe di prodotto aggiunta oltre la terza.

Insomma spese anche consistenti, ma che sono direttamente proporzionali all'”estensione geografica” del marchio e dunque alla sua portata nazionale o internazionale.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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