Misure sicurezza collettive: cosa sono, a chi spettano e cosa dice la legge

Pubblicato il 21 Settembre 2020 alle 13:30 Autore: Claudio Garau
Misure sicurezza collettive: cosa sono, a chi spettano e cosa dice la legge

Misure sicurezza collettive: cosa sono, a chi spettano e cosa dice la legge

Frequentemente abbiamo parlato del complesso dei diritti e doveri che caratterizzano il rapporto di lavoro, sia dal lato del datore di lavoro, sia dal lato del dipendente che esegue la prestazione lavorativa. Già ci siamo soffermati sugli obblighi che l’azienda deve rispettare in materia di salute e sicurezza dei propri lavoratori, adoperandosi con l’adozione di misure di prevenzione ad hoc. Ma, di fatto, quali sono i doveri in capo al datore di lavoro, quando si parla di cosiddette misure di sicurezza collettive? ovvero, cosa sono e come si attuano queste ultime? Facciamo chiarezza.

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Misure sicurezza collettive: l’importanza cruciale dell’art. 2087 del Codice Civile

In effetti, non sempre il luogo di lavoro può essere ritenuto un ambiente sicuro al 100%. Pensiamo, ad esempio, ai cantieri edili o alle industrie in cui sono utilizzati quotidianamente macchinari pericolosi. Si tratta di rischi sia di infortunio come la perdita di un arto, sia di malattie professionali, ovvero patologie che insorgono per l’attività lavorativa (a causa di materiali, movimenti o altri fattori che riguardano l’ambiente di lavoro e / o la mansione svolta). Ricordiamo che la malattia professionale può provocare un’incapacità al lavoro e, nei casi estremi, la morte. Ecco allora che le misure sicurezza collettive ed individuali, assumono rilievo.

La prima essenziale tutela che il lavoratore trova nella legge, sul piano della tutela della salute e sicurezza sul luogo di lavoro, è rappresentata dall‘art. 2087 del Codice Civile (“Tutela delle condizioni di lavoro“). Riportiamo di seguito il testo, dato che è alla base delle misure di sicurezza che ogni azienda è tenuta ad adottare: “L’imprenditore e’ tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarita’ del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrita’ fisica e la personalita’ morale dei prestatori di lavoro“.

In buona sostanza, se sussiste potenzialmente un rischio o un pericolo di infortunio o malattia, ciò non significa che l’azienda non abbia o non possa adottare gli accorgimenti e le misure di sicurezza opportune per eliminare detto rischio o pericolo, o quanto meno per ridurlo sensibilmente. Ecco allora l’obbligo di sicurezza a carico del datore di lavoro – delineato dall’articolo sopra citato – da rispettare optando per le idonee misure di garanzia, secondo la migliore scienza del momento.

D’altronde, come già abbiamo notato quando abbiamo parlato dei diritti e doveri del datore di lavoro, il potere organizzativo e di controllo implicano anche la miglior gestione possibile del rischio, che deriva dall’esecuzione di una certa prestazione lavorativa.

Le misure di protezione e il Testo Unico in materia

Se il Codice Civile offre il principio generale di orientamento, è però il d. lgs. n. 81 del 2008, che prevede norme in materia di tutela della sicurezza e salute sul luogo di lavoro, a costituire il vero e proprio Testo unico in questo campo. Infatti, tale apparato di regole dispone dettagliate istruzioni in rapporto a quelle che debbono essere le attività che l’azienda deve compiere per osservare appieno il suo obbligo di garantire la salute dei lavoratori.

Innumerevoli le indicazioni che emergono dal citato testo; qui, a titolo meramente esemplificativo, ne riportiamo alcune: utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro; sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è comunque meno pericoloso; programmazione della prevenzione; limitazione al minimo del numero dei dipendenti che sono esposti al rischio di infortunio o malattia professionale; controllo sanitario di tutto il personale; istruzioni, informazioni e formazione adeguata per i lavoratori, dirigenti e preposti; manutenzione periodica di attrezzature, macchinari ed impianti; utilizzo di segnali di avvertimento sul luogo di lavoro; previsione di misure di emergenza da sfruttare in ipotesi di allarme (ad es. per incendio) o di primo soccorso.

Ma soprattutto, il Testo Unico stabilisce il principio generale della precedenza delle misure sicurezza collettive rispetto alle misure di protezione individuale. Questo aspetto assume particolare rilevanza in settori come quello edilizio o quello chimico, nei quali molto spesso sono le misure di sicurezza collettive ad essere davvero cruciali per la salute, più di quelle individuali. Di fatto dunque le misure di sicurezza collettive sono le misure tecniche, imposte dalle conoscenze scientifiche del momento, che permettono di tutelare salute e sicurezza di un numero ampio di dipendenti, al di là e prima dell’utilizzo di una misura di protezione individuale (come ad esempio casco ed imbracatura per chi lavora sui ponteggi).

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Specialmente in ambito edile le misure di sicurezza collettive assumono rilievo, concretizzandosi – come rilevato anche dalla Suprema Corte – in accorgimenti essenziali che garantiscono chi lavora, rischiando di cadere dall’alto. Ponteggi stabili, parapetti, reti e griglie di sicurezza e protezioni ai lati, rappresentano dunque esempi pratici delle misure di sicurezza collettive che ogni imprenditore/datore di lavoro deve adottare a tutela della salute dei suoi dipendenti ed, in ultima analisi, anche a tutela del buon esito finale dell’opera di tutti i suoi lavoratori.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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