Cosa sono gli assembramenti e come segnalare: cosa dice la legge

Pubblicato il 18 Settembre 2020 alle 15:25 Autore: Claudio Garau
Cosa sono gli assembramenti e come segnalare: cosa dice la legge

Cosa sono gli assembramenti e come segnalare: cosa dice la legge

In questi ultimi mesi parole come “lockdown”, “mascherina” e “tampone” sono diventate di utilizzo molto ampio, sia in ambito giornalistico che tra la gente comune, in ragione degli avvenimenti legati alla diffusione del covid-19 nel globo. L’elenco di questi termini sarebbe ben più lungo, tuttavia qui di seguito vogliamo soffermarci sui cosiddetti “assembramenti“: che cosa sono esattamente e quando rilevano per la legge? ed inoltre, con quali modalità il privato cittadino può segnalarli? Facciamo chiarezza.

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Assembramenti: che cosa sono?

Chiedersi cosa fare e come comportarsi nel caso siano individuati assembramenti in una qualsiasi via o piazza di città o di qualche paese di provincia, è una domanda assolutamente legittima. Negli ultimi tempi infatti non tutti hanno rispettato le regole inerenti la tutela della salute e il distanziamento sociale: dalla finestra della propria casa, infatti, non capita di rado vedere un gruppetto di persone, magari senza dispositivi di protezione, che serenamente sostano sul marciapiede, chiacchierando come se niente fosse, presso l’ingresso di un bar o vicino alla fermata dell’autobus, ad esempio.

Ben sappiamo delle misure introdotte dall’Esecutivo per frenare il diffondersi dell’epidemia e ridurre i casi di contagio: è stata infatti prevista l’adozione di alcuni comportamenti doverosi per la tutela della salute individuale e collettiva. Ecco allora che gli assembramenti, in quanto tali, costituiscono una violazione di dette norme di prevenzione, dato che consistono in affollamenti o raggruppamenti di persone in spazi che non consentono di rispettare le distanze minime tra individui. Il rischio sanitario inevitabilmente sale se queste persone non indossano la mascherina e comunicano tra loro, come in una ordinaria situazione quotidiana, ovvero senza tener conto delle restrizioni imposte per ragioni ben note.

I divieti e le restrizioni tuttora vigenti

Il più recente dpcm del 7 settembre 2020, si colloca sostanzialmente sulla linea dei precedenti, in quanto fino almeno al giorno 7 ottobre restano vigenti alcune rilevanti regole di condotta anti-coronavirus. Eccole in sintesi:

  • obbligo di indossare le mascherine (tranne i bambini con meno di 6 anni e i disabili) nei posti chiusi, ma aperti al pubblico, come supermercati e bar, e in tutti quei luoghi in cui non è comunque possibile essere distanti almeno un metro da una persona; a tale obbligo si collega quello di indossare il dispositivo anche all’aperto, dalle 18 del pomeriggio fino alle 6 del mattino, se ci si trova in area di ritrovo pubblico, come una grande piazza affollata;
  • per quanto riguarda il trasporto su mezzi pubblici, come bus e tram, permane il limite massimo di capienza, ovvero l’80% dei posti totali;
  • sulla stessa linea del rigore, al momento restano chiuse le attività di intrattenimento come sale da ballo e discoteche; mentre per concerti e manifestazioni sportive abbiamo qualche parziale apertura al pubblico.

Ciò che preme rimarcare è che l’obbligo di tenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro si oppone logicamente agli assembramenti che, infatti, sono stati oggetto di ordinanza ad hoc da parte del Ministero della Salute, la quale ha previsto una apposita sanzione amministrativa pecuniaria, ovvero una multa, per chi viola il divieto di assembramento: parliamo di una cifra compresa tra un minimo di 400 euro ed un massimo di 3.000 euro, ovvero numeri non esigui. Ma le Regioni hanno libertà di adottare provvedimenti sanzionatori ancora più rigidi per punire chi non considera la pericolosità degli assembramenti.

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Che fare se viene individuato un assembramento e come segnalare

L’educazione civica e la responsabilità sociale dovrebbero spingere non poche persone ad attivarsi per segnalare assembramenti in vie, piazze, e in ogni altro luogo pubblico. Ma come farlo? Ebbene, è sufficiente una denuncia del fatto, con una semplice telefonata agli uffici delle forze dell’ordine, vale a dire Carabinieri, Polizia di Stato o municipale; ma non solo: alcuni Comuni italiani, spinti da una serrata lotta contro comportamenti non rispettosi delle regole, hanno ideato delle app per smartphone, con le quali poter segnalare immediatamente assembramenti ed altre violazioni delle norme di contenimento del contagio. Per sapere se il proprio Comune si è dotato anche del “canale informatico” di segnalazione, basta collegarsi al sito web dell’ente locale oppure telefonare all’apposito numero del Comune e chiedere informazioni.

Concludendo, spetta dunque anche al cittadino essere consapevole di avere un ruolo nella delicata attività di prevenzione e di tutela della salute pubblica, essendo in gioco un vero e proprio diritto-dovere di segnalazione.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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