Aspi: Conte lancia condizioni, Benetton cedono. La famiglia fuori dal Cda

Pubblicato il 15 Luglio 2020 alle 12:14
Aggiornato il: 17 Luglio 2020 alle 18:57
Autore: Eugenio Galioto

A conclusione del Cdm, i Benetton cedono. Atlantia lascia la quota maggioritaria di Aspi allo Stato che prendere il controllo della rete autostradale.

Autostrada
Aspi: Conte lancia condizioni, Benetton cedono. La famiglia fuori dal Cda

Fumata bianca del Consiglio dei Ministri su Aspi (Autostrade): la Cassa depositi e prestiti entrerà in Autostrade per l’Italia. Sarà la Cassa depositi e prestiti a sostituire “entro 6 mesi o un anno” Atlantia dei Benetton come azionista di maggioranza di Aspi.

Proprio l’altro ieri, il Premier Conte aveva lasciato intendere, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, che il governo premesse per l’uscita del gruppo Atlantia da Autostrade per l’Italia, andando incontro però a una dura reazione da parte di Italia Viva, con Matteo Renzi fortemente ostile alla linea dura di Conte e dei 5 Stelle.

Il Consiglio dei ministri della tarda serata di ieri (già rinviato dalla mattina) ha lanciato un’ultima proposta di mediazione alla famiglia Benetton. Si tratta a tutti gli effetti di una graduale ma irrefrenabile uscita dei Benetton dalla gestione della rete autostradale.

La ministra De Micheli, assieme al Premier Conte e il ministro delle Finanze Gualtieri hanno trovato la quadratura del cerchio dopo la mezzanotte. Mal di pancia per il capo-delegazione di Italia Viva Teresa Bellanova, contraria alla revoca delle concessioni autostradali. Non si placano nemmeno le tensioni all’interno della maggioranza, resi evidenti dall’incontro previsto ieri, poi annullato, tra il premier e i capi-delegazione dei partiti di maggioranza.

Fino a lunedì sul tavolo del Cdm erano tre le ipotesi: a) l’uscita consensuale della famiglia Benetton da Aspi; b) l’acquisizione della quota di maggioranza da parte di una società pubblica (Cassa deposito e prestiti), che lascerebbe Atlantia al suo posto ma con una quota di minoranza; c) la revoca definitiva della concessione, con il rischio però di dover affrontare gli effetti nefasti del contenzioso giuridico tra Stato e Benetton e le eventuali conseguenze occupazionali..

Aspi: Atlantia lascia la quota maggioritaria, vittoria per lo Stato

Ieri notte la linea dura del Premier ha avuto la meglio: “o Aspi accetta entro stasera le condizioni che il governo le ha già sottoposto oppure ci sarà la revoca”.

Il diktat lanciato dal Premier è stato accettato: Atlantia uscirà da Aspi, rinunciando anche alla possibilità di fare ricorso.

Dopo un lungo negoziato di 6 ore, all’alba di questa mattina, la famiglia Benetton ha ceduto alle condizioni imposte dal governo: la Cassa depositi e prestiti prenderà il controllo del 51% di Aspi, rendendo di fatto la rete autostradale sotto il controllo dello Stato e Aspi un compagnia pubblica. Il rischio del contenzioso a danno dello Stato è stato sapientemente evitato attraverso una blindatura giuridica dell’accordo che impone ai Benetton di rinunciare alla possibilità di fare ricorso (compreso al Milleproproghe che ha ridotto drasticamente l’eventuale indennizzo che lo Stato sborserebbe in caso di revoca della concessione), la riduzione delle tariffe dei pedaggi autostradali e il pagamento di 3,4 miliardi di euro come risarcimento per il crollo del Ponte Morandi.

Entro il 27 luglio la Cassa deposito e prestiti subentrerà ad Atlantia nel controllo di Aspi; poi si penserà all’uscita progressiva dei Benetton da Autostrade.

L’ingresso da parte della Cdp avverrà attraverso un aumento di capitale per l’acquisizione del controllo della quota maggioritaria, mentre Atlantia andrà a controllare solo il 10-12% delle azioni di Aspi, cosa questa che lascerà fuori dal Cda la famiglia

Benetton. La quotazione in borsa di Aspi dovrà poi coincidere con un ulteriore diminuzione della quota controllata dai Benetton, fino alla progressiva uscita dal gruppo. La quotazione, infatti, trasformerebbe Aspi in una società ad azionariato diffuso: attraverso operazioni di mercato, potrebbero entrare nuovi soci che relegherebbero ai margini i Benetton.

Il M5S si dice soddisfatto per metà, sia per i tempi “troppo lunghi” della fuoriuscita dei Benetton, sia perché di fatto non esistono garanzie che  Atlantia esca davvero da Aspi. Per questo motivo, l’ipotesi della revoca non viene accantonata, dal momento che gli aspetti tecnici del negoziato dovranno essere ulteriormente perfezionati.

Su cosa stanno lavorando i tecnici

I tecnici dei ministeri dei Trasporti e delle Finanze stanno lavorando per l’acquisizione da parte della Cassa depositi e prestiti della quota di maggioranza di Aspi. L’obiettivo politico di una parte del governo (soprattutto M5S e parte del Pd) resta quello di mandare definitivamente a casa i Benetton. La revoca però sarebbe un rischio troppo elevato per le conseguenze sul piano finanziario (i mercati), economico (l’occupazione dei dipendenti di Atlantia) e legale (il contenzioso che si verrebbe a creare).

La soluzione migliore, dunque, per il governo è assumere il controllo dell’azienda da parte dello Stato, attraverso una ricapitalizzazione che renderebbe il settore pubblico socio di maggioranza e l’ingresso di nuovi soci per l’acquisto delle azioni. I Benetton, in questo caso, vedrebbero la propria partecipazione ridursi drasticamente dentro Aspi e un periodo di lenta e progressiva uscita (da 6 mesi a 1 anno) dal gruppo.

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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