Atlantia: lo scontro acceso col governo sulla revoca delle autostrade

Pubblicato il 13 Luglio 2020 alle 21:25
Aggiornato il: 17 Luglio 2020 alle 18:58
Autore: Eugenio Galioto

Atlantia: lo scontro acceso col governo sulla revoca delle autostrade. I rischi per entrambi i contraenti nel caso di mancato raggiungimento dell’accordo

Ferrari con scritta "Benetton" - Autostrade
Atlantia: lo scontro acceso col governo sulla revoca delle autostrade

Continua il braccio di ferro tra Atlantia dei Benetton e il governo, dopo le dichiarazioni della Consulta di giovedì scorso che, giudicando legittima l’esclusione di Autostrade per L’Italia dalla ricostruzione del ponte Morandi, ha fornito un assist al governo per procedere con la revoca.

In un’intervista a Il Fatto quotidiano di oggi, il Premier Conte affonda ancor di più contro Atlantia: “Quando ho letto la proposta’(l’offerta da 3,4 miliardi, Ndr) ho pensato a uno scherzo. – ha detto il Premier – Prendono in giro i familiari delle vittime del ponte”.

Un’uscita decisiva e dirompente, considerando il temporeggiamento delle scorse settimane da parte del governo.

Sull’ipotesi di una partecipazione statale consistente su Autostrade per l’Italia: “sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con loro. Questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati. Intravedo una sola decisione, imposta proprio da Autostrade”, lasciando intendere che la strada possa essere proprio quella della nazionalizzazione.

Altrimenti, insiste Conte, “ci ritroveremmo “consoci” dei Benetton, i quali conserverebbero le prerogative dei soci e continuerebbero a partecipare alla ripartizione degli utili”, mentre “sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton”, per via delle “gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo”.

L’offerta di Atlantia al governo

Attualmente, la famiglia Benetton controlla il 30% di Atlantia che, a sua volta, possiede l’88% di Autostrade per l’Italia, la società che gestisce oltre 3.500 chilometri di tratte autostradali, secondo un contratto di concessione con lo Stato, la cui scadenza è prevista per il 2038. 

Dopo la tragedia del ponte Morandi di Genova, il 14 agosto 2018, si è fatta largo la proposta di una revoca anticipata della concessione.

La contro-proposta di Atlantia sul tavolo del governo si basa su tre pilastri: un assegno da 2,9 miliardi compresi i costi per la ricostruzione del ponte Morandi; l’impegno ad investire 14,5 miliardi di euro sulla rete autostradale da qui al 2038, più una dotazione di 7 miliardi per la manutenzione ordinaria; una progressiva riduzione dei pedaggi, con un calo delle tariffe per gli utenti del 5% all’anno.

L’ingente pacchetto proposto, implicante uno sforzo finanziario significativo per Atlantia, non limiterebbe fortemente i guadagni degli azionisti

Atlantia, la proposta: la reazione del governo

I tra punti cardine della proposta da Atlantia sono sostanzialmente in linea con le aspettative del governo, ma la questione è ormai politica: Conte e una parte consistente della maggioranza (con il M5S in piena contrapposizione al PD) chiedono che Atlantia ceda una parte della sua partecipazione in Autostrade per l’Italia allo Stato che dovrebbe diventare azionista di maggioranza. I Benetton che attualmente controllano l’88% del capitale dovrebbero accontentarsi di controllarne una quota inferiore al 50%, mentre gli azionisti di maggioranza diventerebbero la Cassa Depositi e Prestiti, una holding creata da F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture), fondo specializzato in infrastrutture partecipato dalla stessa Cassa Depositi e Prestiti, fondazioni bancarie (Unicredit, Intesa Sanpaolo).

I Benetton potrebbero cedere sulla vendita di una parte anche consistente della loro partecipazione, purché però Atlantia mantenga il controllo di Autostrade, conservando il 51% del capitale.

La controversia, di non facile soluzione, è aggravata dal fatto che risulta impossibile stabilire un corretto valore della partecipazione di Atlantia e dunque anche della quoto che dovrebbe eventualmente cedere. Intanto, lo Stato, con il decreto Milleproroghe, ha ampiamente ridotto l’ammontare del risarcimento che lo Stato in caso di revoca anticipata dovrebbe pagare: dai 23 miliardi previsti a 7 miliardi di euro.

Governo e Benetton: intesa o rischio stallo

Al momento, per i Benetton, il rischio della decurtazione della quota di Atlantia al di sotto del 50% sembrerebbe essere scongiurato, ma resta un campo aperto (minato) il dibattito sulla quota che i Benetton dovrebbero cedere.

Ma i rischi – soprattutto per quanto riguarda l’incertezza nei mercati conseguenti il mancato accordo tra governo e Atlantia – portano entrambi i contraenti a preferire il raggiungimento di un’intesa.

Dal canto suo, Atlantia potrebbe sfoderare l’arma più problematica per il governo: la possibilità di rivolgersi alla Corte di giustizia europea e contestare la correttezza dell’operato del governo, soprattutto per quanto riguarda l’incertezza e lo stallo e le conseguenti sul piano economico e finanziario per Atlantia.

Qualora quest’ipotesi si verificasse, il contenzioso legale che ne deriverebbe condurrebbe lo Stato al rischio di dover risarcire i Benetton, mentre quest’ultimi correrebbero il rischio di veder allontanare quei pochi finanziatori ancora disponibili a investire sui mercati.

Senza considerare il fatto che, in caso di revoca ad Atlantia, lo Stato dovrebbe far fronte a trovare un socio industriale in grado di gestire la rete autostradale o internalizzare interamente sia i costi che la gestione. Operazione, questa, non semplice da attivare dall’oggi al domani.

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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