Quello che i finiani non dicono

Pubblicato il 24 Novembre 2010 alle 22:26 Autore: Matteo Patané

Bastia Umbra, 7 novembre 2010, convention di Futuro e Libertà per l’Italia, la nuova formazione politica di stampo conservatore-liberale – almeno nelle intenzioni – recentemente formata da Gianfranco Fini.

Chiunque abbia udito o letto il discorso ha colto nelle parole del Presidente della Camera la volontà e la determinazione di farla finita con la II Repubblica, con il berlusconismo e con tutto ciò che esso rappresenta. Per chi non fosse riuscito a seguire le parole di Fini, trasmesse in TV da RaiNews con una diretta-fiume, qui si trovano i video di Sky TG24 mentre qui ho eseguito una copia locale del testo del discorso, tratta da Farefuturo.

I commentatori politici si sono sprecati nel valutare, nel bene e nel male, il discorso di Fini, la promessa costituita da FLI per il futuro del centrodestra italiano, il tradimento di Berlusconi e del berlusconismo, il confronto con la sinistra.

Invece che provare ad analizzare un discorso tutto sommato molto lineare nella sua stesura, mi sono permesso tuttavia di estrapolare alcuni passaggi del discorso di Fini sui quali il leader di FLI avrebbe potuto e dovuto essere più chiaro, e concentrarmi su ciò che avrebbe dovuto dire e ha invece taciuto.

Mi rifiuto di pensare che questo centrodestra risolva tutto con la propaganda del “gli immigrati clandestini se ne vadano”. Non contestiamo la necessità di allontanare i clandestini, contestiamo la dabbenaggine di chi non capisce che sempre più in futuro la nostra società sarà molto diversa da quella attuale, che avrà sempre di più la necessità di integrare coloro che rispettano la nostra storia, cultura, tradizione.

La legge attualmente in vigore sull’immigrazione è la Legge 189/2002, meglio nota come “Legge Bossi-Fini”. Fini sta facendo autocritica?

La centralità del lavoro intesa anche come garanzia di un riscatto sociale, di possibilità per ogni persona di esprimere tutte le capacità che ha. Il lavoro consente a ogni uomo di crescere non solo da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista morale.

Eppure la Legge Delega 30/2003 (poi applicata nei Decreti Legislativi 276/2003, 124/2004 e 251/2004), conosciuta come “Legge Biagi”, che ha significato molto in termini di precarizzazione e perdita della dignità e dei diritti dei lavoratori a causa dell’assenza dei capitoli relativi agli ammortizzatori sociali, è stata votata dall’allora AN. Fini contraddice il proprio passato?

A me non piace un paese dove non c’è una levata di scudi corale rispetto a certi luoghi comuni che vengono diffusi, luoghi comuni tipo quello per cui chi fa tutto il suo dovere e paga tutte le tasse è fesso e chi invece trova il modo di fare il furbo va apprezzato.

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L'autore: Matteo Patané

Nato nel 1982 ad Acqui Terme (AL), ha vissuto a Nizza Monferrato (AT) fino ai diciotto anni, quando si è trasferito a Torino per frequentare il Politecnico. Laureato nel 2007 in Ingegneria Telematica lavora a Torino come consulente informatico. Tra i suoi hobby spiccano il ciclismo e la lettura, oltre naturalmente all'analisi politica. Il suo blog personale è Città democratica.
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