Bonus 600 euro Inps: richiesti requisiti aggiuntivi, parte la class action?

Pubblicato il 15 Giugno 2020 alle 19:40
Aggiornato il: 24 Giugno 2020 alle 23:27
Autore: Giuseppe Spadaro

Il bonus di 600 euro è stato rifiutato a chi pagando i contributi all’Inps non risultavano iscritti alla gestione separata. Possibile la class action?

Banconote da 50 e 100 euro
Bonus 600 euro Inps: richiesti requisiti aggiuntivi, parte la class action?

Bonus 600 euro: la misura pensata dal governo per dare a lavoratori autonomi e partite Iva un sostegno in funzione della sensibile diminuzione delle attività a causa del coronavirus continua ad essere fonte di notizie e di polemiche (qui un nostro recente articolo sull’argomento). A raccontare l’ultimo caso ed alcune difficoltà che hanno riguardato dei lavoratori autonomi è stato il quotidiano Il Fatto Quotidiano. La vicenda riguarda quei soggetti che pur pagando i contributi all’Inps non risultavano iscritti alla gestione separata e si sono, per tale motivo, visto rifiutato il bonus. A quel punto e risolta la prima questione, pur trattandosi di soggetti che avrebbero dovuto a pieno titolo beneficiare del bonus, è subentrata un’altra complicazione. Ovvero la necessità della regolarità contributiva, da verificare, come scrive il quotidiano, esaminando tutte le dichiarazioni dei redditi presentate dall’inizio dell’attività.

Bonus 600 euro, tutti i nodi

Secondo quanto riferito dalla testata c’è chi, tra questi, si starebbe organizzando e starebbe pensando ad una class action. Sul tema è nato anche il gruppo Facebook Gestioni strapazzate che riunisce tutti coloro interessati al tema. Uno dei portavoce del gruppo è Gianmichele Lisai: “Siamo stati respinti in blocco perché non risultavamo iscritti. Ma in realtà quasi tutti abbiamo fatto l’iscrizione diversi anni fa come cococo e cocopro”. Lo stesso Lisai racconta l’accaduto: “Semplicemente, è successo che quando abbiamo aperto la partita Iva il commercialista non ha comunicato il passaggio di categoria”.

Motivi del mancato pagamento

Ci sono poi molti casi di “iscritti nel 2019 che per forza di cose non hanno ancora versato nulla e si sono visti rifiutare la richiesta”. Ma c’è anche chi pur vedendosi accettata l’iscrizione retroattiva è andato incontro ad un altro problema. Ovvero la non regolare compilazione dei “quadri RR” della dichiarazione dei redditi, quelli dove vanno indicati i contributi alla gestione separata, “da quando si è aperta la partita Iva ad oggi. E contestano anche eventuali RR a zero, quelli degli anni in cui non hai fatturato nulla perché magari, come è successo a me nel 2018, hai avuto un incarico pagato con il diritto d’autore e non hai fatto altro”.

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L'autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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