Ius soli: ecco cos’è nei dettagli

Pubblicato il 29 Agosto 2017 alle 15:16 Autore: Alessandro De Luca
ius soli

Ius soli: ecco cos’è nei dettagli

Torna prepotentemente sulla scena mediatica il dibattito sullo ius soli. L’ultimo degli episodi, il botta e risposta tra il Papa e Matteo Salvini. Tra chi ha sottolineato, durante la Giornata mondiale del Rifugiato, il diritto universale alla nazionalità e chi ha invitato il Santo Padre ad applicarlo a casa sua. In Vaticano. Ritorna la contrapposizione tra chi – il centrodestra – lo critica e chi – il centrosinistra – lo difende.

Ne avevamo già parlato in un nostro precedente articolo della regole vigenti sulla cittadinanza in Italia. Di come sono oggi e di come dovrebbero cambiare se passasse il ddl oggi in discussione al Senato. Vale la pena, però, di ripercorrere a grosse linee il disegno di legge per capire meglio come si apriranno le porte a nuove generazioni di italiani.

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Dallo ius sangunis allo ius soli temperato

Partiamo, dunque, dal principio. In Italia lo ius soli non è applicato. Chi nasce in Italia acquisisce la cittadinanza per ius sanguinis. Ovvero, bisogna essere figlio di italiani per essere appieno cittadino del Bel paese.

Il nuovo provvedimento, invece, cambierà la legge del 1992 introducendo due novità. Da un lato, lo ius soli temperato. Vale a dire che saranno considerati appieno cittadini italiani i figli di genitori immigrati con un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di 5 anni. Dall’altro, lo ius culturae. In pratica, verrebbero considerati cittadini italiani tutti quei minori sotto ai 12 anni che concludono in Italia un ciclo scolastico di cinque anni. Per coloro che hanno più di 12 anni, invece, oltre alla conclusione di ciclo scolastico quinquennale si dovrà dimostrare di risiedere nello Stivale da sei anni.

Da tenere presente che, in materia, non esistono regole comuni in ambito europeo. Come ricorda Internazionale, nei ventisette paesi Ue, la cittadinanza viene attribuita sulla base di criteri diversi. In alcuni casi, come quello tedesco o quello irlandese, essa viene concessa se i genitori sono residenti nel Paese o hanno un permesso di soggiorno da alcuni anni. In Belgio, invece, la cittadinanza per i figli di stranieri si acquisisce con la maggiore età se si nasce nel Paese. Stessa cosa in Francia, dove, però, vige anche il requisito della residenza nello Stato per cinque anni. Oppure, come accade in Spagna, si diventa cittadini se almeno uno dei genitori stranieri è nato nel paese iberico.

Ius soli, il profilo dello straniero che potrebbe beneficiarne

Il dibattito in Italia, dunque, continua. Senza esclusione di colpi. Come scrive Mario Calabresi in un suo editoriale di ieri su Repubblica, lo ius soli si sta prestando troppo spesso anche a mistificazioni, che tolgono razionalità al dibattito. Una di queste, scrive Calabresi, è l’idea che la legge trasformi automaticamente gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste in cittadini italiani. Quindi, sull’onda emotiva degli ultimi attentati – Barcellona in testa – l’alimentazione di minacce terroristiche e di una islamizzazione del nostro Paese.

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C’è chi, dunque, ha tentato di dare qualche numero per capire il beneficiario tipo. Già all’indomani del passaggio del ddl al Senato, la Fondazione Leone Moressa aveva snocciolato qualche dato. La nuova legge dovrebbe interessare 800 mila figli di immigrati nati in Italia dal 1998 ad oggi. Di questi circa 178 mila per ius culturae. Sulla base del trend di nascita degli ultimi anni, poi, il numero di “nuovi” italiani all’anno dovrebbe aggirarsi a circa 45-50 mila nuove unità.

Alla fine dello scorso mese, la Fondazione ha fatto di più. Ha, infatti, tracciato il profilo degli stranieri che ne beneficeranno. L’analisi, condotta per Repubblica, ha riguardato gli 815 mila iscritti a scuola per l’anno scolastico 2015-2016. Dei “nuovi” italiani, la maggior parte saranno di origine romena, albanese e marocchina. Tanta Europa dell’est e Maghreb – appena sotto il podio troviamo Moldavia, Ucraina e Tunisia – a cui si aggiungeranno cinesi, indiani, pachistani e filippini.

Complessivamente, sotto il profilo religioso, si stima che la maggioranza di essi sono cristiani e che il 38,4%, invece, sono musulmani.

L'autore: Alessandro De Luca

Classe 1990. Laureato in Scienze politiche (indirizzo Scienze di governo e della Comunicazione Pubblica) alla Luiss Guido Carli di Roma. Giornalismo e politica, le mie passioni da sempre. Collabora con Termometro Politico da maggio 2014. Attualmente è membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni.
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